jaderweb
Blog

Landing ads

Landing page vs sito vetrina: perché Google e Meta odiano la homepage

Mandare traffico ads sulla homepage spreca click nel menu. Quando serve una landing dedicata per Google e Meta — e come la collego al sito senza confusione.

La campagna porta click. Le lead no. Spesso non è l’annuncio: è dove atterra la persona. Un sito vetrina racconta chi sei. Una landing chiude un’azione. Io, da Udine, costruisco pagine dedicate alle ads proprio per non far dispersare il budget tra «Chi siamo», il blog e tre bottoni diversi.

Due mestieri diversi: narrare e convertire

Il sito aziendale serve chi ti cerca già: servizi, portfolio, contatti, fiducia. Chi arriva da un ads ha visto una promessa stretta — preventivo rapido, prova, webinar, offerta a tempo. Se lo mandi su `/`, deve ricostruire da solo il percorso. Molti abbandonano. Tu hai già pagato il click.

La landing toglie le uscite inutili: niente menu a dieci voci, niente link al catalogo intero, niente footer da hub. Un messaggio, una prova, una call to action. Il resto, se serve, sta sotto la piega — non sopra.

Annuncio e pagina devono dire la stessa cosa

Su Google Ads la coerenza tra keyword, copy dell’annuncio e H1 pesa su qualità e costo per click. Su Meta conta continuità di messaggio e di tono: se l’inserzione promette «consulenza entro 48 ore», la pagina non può aprire con «benvenuti dal 1998».

Parto dal brief campagna: obiettivo, pubblico, offerta, obiezioni tipiche. Solo dopo disegno la pagina. Non adatto un template generico all’annuncio che stai già pagando.

Quando il sito vetrina basta (e quando brucia soldi)

Branding soft, remarketing a chi ti conosce, traffico organico locale: una pagina servizi chiara può bastare. Cold traffic — gente che non ti ha mai sentito — vuole offerta e CTA univoca, non un tour del brand.

Caso tipico in Friuli: artigiano o studio con 15–30 € al giorno su Meta. Mandare tutto sulla homepage è uno spreco. Un path tipo `/preventivo-rapido` con form corto e WhatsApp secondario cambia il gioco senza toccare il resto del sito.

Stesso dominio, ruolo diverso (e SEO pulita)

Preferisco path sul dominio principale: fiducia, consenso più semplice, tracking più pulito. Dominio separato solo per esigenze particolari di brand o partner.

Pagine di test o offerte scadute: noindex quando serve, canonical chiaro, niente cannibalizzazione con le pagine servizi evergreen. Il sito resta la casa; la landing è la porta della campagna. Quando la campagna finisce, aggiorno o archivio — non lascio zombie.

Cinque cose che mi servono prima di scrivere

Obiettivo misurabile, offerta, prova (recensioni, casi, garanzie), azione unica, come gestisci le lead. Senza queste cinque non costruisco una landing: costruirei una homepage corta.

Sul servizio landing per campagne ads c’è il perimetro tipico; da contatti mandami l’annuncio o il brief e ti dico se serve davvero una pagina dedicata o basta ritoccare un URL esistente.

Domande frequenti

Posso usare la stessa landing per Google e Meta?
Sì, se messaggio e offerta coincidono. Se su Google punti keyword informative e su Meta spingi un’offerta aggressiva, meglio due varianti: stesso scheletro, copy e hero diversi.
La landing sostituisce il sito aziendale?
No. Il sito resta per fiducia, SEO e navigazione. La landing è lo strumento della campagna: entra, converte, esci. Poi, se vuoi, rimandi al sito chi ha già lasciato il contatto.
Serve un dominio tipo offerta-brand.it?
Raramente. Path sul dominio principale è quasi sempre meglio. Dominio separato solo se c’è un motivo di brand o di partnership chiaro.
Quanto tempo serve per una landing ads?
Con testi, logo e prove pronti, una landing solida si chiude in pochi giorni — non settimane di redesign del sito. Il collo di bottiglia è il brief campagna, non il codice.